Fermo, Luca abbraccia forte i fratelli e la vita

Fermo, 5 marzo 2019 – La vita certe volte è una questione di combinazioni, di incontri, di fortuna o di intrecci misteriosi. Per chi crede, ci deve essere sicuramente un intervento dal cielo, per risolvere qualcosa che sembra senza speranza. Si può partire in salita, in un contesto del tutto sfavorevole, con un cromosoma in più e un padre in meno, e poi incontrare una famiglia che non si poteva nemmeno immaginare, con un tale carico d’amore che si deve per forza moltiplicare all’infinito. Luca è nato in Calabria ma è rinato a Fermo, sono suoi i passi per questa nuova puntata del nostro viaggio nella disabilità, anche se lui ha sempre detto di non essere «disabile del tutto». E infatti ci sono stati anni di sorrisi e di abbracci, di una autonomia faticosamente conquistata, di una malattia che smonta i ricordi ma non distrugge tutto.

Quando è nato, Luca aveva già 5 anni. Detto così pare un paradosso, la verità è che i primi cinque anni di Luca, con gli occhi a mandorla di chi ha la sindrome di Down, li ha vissuti chiuso in una stanza, da solo con una madre che non sapeva prendersi cura di lui, in un contesto familiare del sud, senza possibilità di riscatto. A Fermo è arrivato che aveva appunto 5 anni, tolto a quella madre e consegnato ad una famiglia vera, una casa vera, una madre e un padre speciali. Cinzia Spataro di professione è logopedista, con il marito Stefano Ricci, 35 anni di matrimonio, tre figli e 56 ragazzi passati di qui, in affido per mesi o per anni, ha preso quel bimbo che non aveva mai vissuto, addosso ancora il pannolino, le ferite dell’incuria e della mancanza d’amore.

Tutto è cominciato così: «Luca aveva cinque anni e la nostra figlia più piccola, Elisa, ne aveva uno e mezzo – racconta Cinzia – li abbiamo cresciuti insieme, una conquista dopo l’altra. Ho cercato sempre di renderlo autonomo in tutto, anche quando abbiamo scoperto che aveva il diabete e doveva farsi iniezioni di insulina quattro volte al giorno». Dopo sei anni di affido è arrivato il momento della decisione: Luca poteva andare in adozione, la famiglia Ricci doveva decidere se tenerlo o lasciarlo al suo destino: «Abbiamo chiesto ai nostri figli, sapevamo che sarebbe stata per loro una difficile eredità, la sua disabilità sarebbe finita nelle loro vite dopo di noi. E proprio loro lo hanno voluto fortemente, ci hanno detto che gli avrebbero fatto l’insulina, che non lo avrebbero lasciato mai. Oggi so che è proprio così, è un fratello vero, non è un peso, per nessuno».

Luca ha imparato a fare la spesa, a prendere l’autobus, persino a farsi le iniezioni da solo: «L’ho voluto sempre autonomo, fin da piccolo lo mandavo a piedi a comprare il pane, lo seguivo con la macchina ma lui se la cavava benissimo, anche se nel quartiere di Santa Petronilla c’era sempre qualcuno che lo riportava a casa temendo che si fosse perso. E poi andava a scuola col pullman, all’Alberghiero a Porto Sant’Elpidio, le borse lavoro, gli impegni, Montepacini, lo sport, abbracciando sempre tutti. Gli piacciono in particolare le persone di colore, quando siamo al mare e vede gli ambulanti si ferma e li abbraccia». Gli ostacoli per Luca non finiscono ancora, oggi ha appena 32 anni e gli è stata diagnosticata una forma precoce di Alzheimer: «La cosa che più mi dispiace – sospira Cinzia – è che abbiamo lavorato tanto sulla sua autonomia e oggi i suoi pensieri si perdono, dimentica le cose. Teniamo la malattia sotto controllo, ma non possiamo più lasciarlo troppo da solo, è tornato di nuovo piccolo e per noi è arrivata la parte più difficile, il dolore di vederlo ancora in difficoltà dopo tanta strada, lui che vuole bene a tutti».

Fonte: Resto del Carlino – Fermo – Articolo di ANGELICA MALVATANI

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