Il buio oltre l’affido? Ecco chi aiuta i neomaggiorenni

Cosa succede ai ragazzi che escono dai percorsi tutelati per minori? Il rischio solitudine, emarginazione fino alla delinquenza per sopravvivere Le battaglie di Agevolando, Sos Villaggi e delle realtà impegnate sul tema Il primo risultato: il Governo stanzia 5 milioni per pagare progetti di sostegno.

La sua fortuna è stata una nonna molto anziana che l’ha preso con sé. Federico Zullo aveva 19 anni, la metà trascorsi in una piccola comunità dell’opera Don Calabria nel veronese. Oggi ne ha 38 e si dedica al futuro di tanti giovani che di punto in bianco si ritrovano come lui. Fuori, da tutto. Famiglia, strutture di accoglienza, futuro. «Spente le 18 candeline, scopriamo di essere spiazzati. È successo anche a me che pure avevo una casa. Ero scoraggiato, poi mi sono dato una mossa: destinazione Ferrara grazie a un aiuto del Don Calabria. Mi sono iscritto all’università, facoltà Scienze dell’educazione, mi mantenevano in cambio del lavoro di volontario. Ce l’ho fatta».

Partendo dall’esperienza personale, Federico si è dedicato a quanti restano indietro per sempre «e non riescono a chiudere il cerchio, ad avere un dopo nel mondo esterno. Ha fondato Agevolando l’associazione nata con l’obiettivo di ottenere un fondo per i ragazzi in uscita dai percorsi tutelati che cercano indipendenza e autonomia. La buona notizia è arrivata nell’ultima finanziaria. Cinque milioni all’anno, per tre anni, ai neomaggiorenni non adottati. La stima è che siano sufficienti per finanziare circa 500 giovani all’anno. Una specie di «dote» per pagare affitto e corsi di formazione.

«Chi esce – dice – è ad alto rischio. In assenza dei genitori, gli amici diventano l’unico appiglio e se sono sbagliati è un guaio. Le ragazze cadono in unioni infelici che finiscono con gravidanze precoci e bambini nati nel disagio. Ecco cosa significa non chiudere il cerchio». E gli uomini? La prospettiva sono droga, carcere, sfruttamento. Ogni anno su 28 mila minori usciti dalle famiglie di origine, la metà vanno in affidamento, l’altra metà si dividono tra comunità e strutture di accoglienza. Il numero comprende i minori stranieri non accompagnati, fenomeno diventato preminente. Solo una piccola parte di questa moltitudine sono adottabili. Gli adolescenti e i ragazzi con gravi patologie hanno scarse prospettive di sistemarsi. Tra i 14 e i 18 anni la possibilità di trovare nuovi genitori si riduce sensibilmente, a differenza dei 300 neonati lasciati in ospedale per i quali l’iter è rapidissimo.

Ogni anno 3 mila ragazzi sotto tutela diventano maggiorenni, i due terzi non rientrano in famiglia secondo il Report italiano della ricerca «Una risposta ai care leavers, occupabilità e accesso a un lavoro dignitoso», condotto da Sos Villaggi dei Bambini Italia. Il termine inglese care leavers indica i giovani usciti o in uscita dal sistema di accoglienza residenziale per aver raggiunto limiti di età oltre i quali non possono beneficiare di cura e protezione pubblica. In un video realizzato da Agevolando per sostenere i loro diritti ad un «dopo», raccontano di solitudine, si paragonano a paracadutisti senza paracadute: «sentirsi uno dei tanti e non una persona» In situazioni di difficoltà e disagio particolari, il Tribunale per i minorenni può estendere alcune azioni di sostegno e accompagnamento fino al compimento del 21mo anno (prosieguo amministrativo).

Si tratta però sempre di aiuti con scadenza. «Di punto in bianco perdono la tutela e devono costruire da zero l’autonomia. I più fortunati riescono a rimodularsi grazie agli aiuti delle associazioni come la nostra», si batte per loro Samantha Tedesco, responsabile dei programmi di Sos Villaggi dei Bambini Italia, una delle associazioni riunite nel network Care leavers, con Terra dei Piccoli, Domus de Luna e Agevolando. L’unica Regione italiana ad avere una legge specifica per i neomaggiorenni dimessi è la Sardegna con un programma denominato «Prendere il volo», accessibile tra 18 e 25 anni. Monya Ferritti, presidente del Coordinamento GenitoriChe e membro della nuova commissione per le adozioni internazionali, ritiene si debba fare molto di più per facilitare l’ingresso dei piccoli in una nuova famiglia, prima che crescano troppo: «Servirebbero nuovi strumenti, più flessibili, per permettere ai tribunali dei minori di superare un atteggiamento conservativo, a volte ideologico, sui legame di sangue. La conseguenza è lo stallo delle vite di centinaia di bimbi e ragazzi. Ci si accorge troppo tardi che non è possibile recuperare i genitori d’origine, quando ormai i bambini sono diventati grandi e diventa difficile trovare chi si prenda cura di loro».

In altre parole, si potrebbe intervenire prima che sia troppo tardi, assicurando sostegni concreti alle coppie disposte ad accogliere figli complicati. Secondo il dipartimento di giustizia minorile e comunità, il 15 ottobre del 2017 (ultimo aggiornamento) erano 424 i minorenni dichiarati adottabili e non adottati, ospiti ormai stanziali di varie strutture perché grandi, malati o ambedue le caratteristiche messe insieme. «Se i genitori non vengono formati per sostenere la scelta molto impegnativa di prenderli con se, il problema continuerà ad essere costante negli anni». Solo il Piemonte prevede un contributo regionale per i genitori-coraggio. La legge 184 sulle adozioni in effetti suggerisce la creazione di un aiuto alle famiglie ma con una formula che svincola gli enti da ogni obbligo specifico.

La Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza presieduta da Michela Vittoria Brambilla nel documento conclusivo dell’indagine sui minori fuori famiglia pubblicato il mese scorso segnala tra le principali criticità: «La mancanza di dati certi e aggiornati sui minori in affidamento o collocati in case famiglia». La lacuna più vistosa sulla comunicazione dei dati riguarda il Mezzogiorno. La criticità emergente sono invece gli stranieri che sbarcano in Italia non accompagnati e vanno ad alimentare la popolazione dei fuori famiglia maggiorenni.

Fonte: www.corriere.it