Alunni in affido e in comunità: ecco le linee guida per gli insegnanti

Una “cassetta degli attrezzi” frutto del lavoro congiunto del Miur e dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. In Italia sono fra i 35 e i 45mila i ragazzi che vivono in affido o in comunità, compresi 18mila minori stranieri non accompagnati. Per la prima volta la scuola ha un’attenzione specifica per loro

La Ministra Valeria Fedeli e la Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Filomena Albano, hanno siglato oggi al MIUR le Linee guida per il diritto allo studio delle alunne e degli alunni fuori dalla famiglia di origine, frutto di un protocollo sottoscritto a maggio. L’obiettivo? Garantire pari opportunità nell’istruzione a tutti gli alunni temporaneamente allontanati dalla loro famiglia di origine, comprendendone le specificità e i bisogni e riconfermando la necessità di progetti educativi che si fondino sull’unicità biografica e relazionale delle alunne e degli alunni.

Le Linee guida (in allegato in fondo all’articolo) sono dedicate a tutte le alunne e gli alunni che si trovano, per ragioni diverse, in via definitiva o solo provvisoriamente, al di fuori dalla loro famiglia d’origine. Bambini e ragazzi in affidamento famigliare oppure accolti provvisoriamente nelle strutture dei sistemi di protezione (comunità familiari, case famiglia, comunità educative…) ma anche minori stranieri non accompagnati e ragazze e ragazzi sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria minorile. Nel dicembre 2014 erano già state adottate le “Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati“.

I bambini e gli adolescenti accolti a fine anno 2014 in affidamento familiare e nei servizi residenziali sono, in Italia, 26.420, è questo il dato che emerge dall’ultimo report del Centro nazionale Affidamenti familiari e collocamenti in comunità. I presenti al 31.12.2014 e i dimessi nel corso del 2014, pubblicato a novembre 2017. Ad essi vanno aggiunti i minori stranieri non accompagnati, che al 31 ottobre 2017 sono 18.479, per un totale di 44.899 minori. Una fotografia da affiancare a quella del monitoraggio presentato a ottobre dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, secondo cui al 31 dicembre 2015) erano 21.035 in Italia i ragazzi fuori dalla propria famiglia di origine che vivono in comunità, di cui il 48% è di origine straniera (un dato in crescita rispetto al 42,8% del 31 dicembre 2014) e il 67% di essi è rappresentato da minorenni non accompagnati. Se a questi aggiungiamo i 14.020 minori che erano in affido secondo il report del ministero al 31 dicembre 2014, arriviamo a 35.055 minori. Pur nella problematicità cronica italiana del non avere dati unitari, coerenti e aggiornati sull’infanzia, si tratta con tutta evidenza di numeri significativi («l’auspicio è una banca dati con un’alimentazione automatica», sottolinea Filomena Albano). Ma soprattutto di bambini e ragazzi in carne ed ossa a cui per la prima volta la Scuola nei suoi vertici istituzionali rivolge un’attenzione specifica.

Il dato di partenza

L’esperienza degli educatori e la ricerca sul tema evidenzia come i minori che crescono al di fuori della loro famiglia spesso hanno carriere scolastiche più brevi, rapidamente professionalizzanti, segnate da bocciature frequenti e da abbandono precoce, con alti livelli di assenze e in generale risultati inferiori nelle competenze di base. Nel passaggio dalla scuola primaria alla secondaria di primo grado si assiste ad un calo generalizzato della motivazione allo studio e del rendimento che investe tutte le discipline e in particolare la lingua italiana e la matematica: in questo momento infatti si amplia il divario socioculturale tra gli alunni che provengono da contesti più deboli e quelli che vivono in ambienti culturalmente ed economicamente più avvantaggiati. Inoltre nella preadolescenza l’avere legami instabili, il turn over delle figure educative nelle strutture residenziali e il “pendolarismo” tra due famiglie (nonché tra due culture, per i minori migranti), rende difficile la formazione serena della propria identità.

A tutte queste alunne e a questi alunni viene per la prima volta dedicato uno strumento che punta alla loro migliore accoglienza all’interno della scuola: una cassetta degli attrezzi e insieme una bussola pedagogica per gli insegnanti. Le Linee guida sono state elaborate da un gruppo composto da rappresentanti del Miur e dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, con l’apporto delle principali associazioni impegnate su queste tematiche. Contengono indicazioni e suggerimenti concreti, a tutti i livelli: dalla governance, con una chiara definizione di “chi fa che cosa”, alla gestione della classe e delle relazioni tra gli allievi, dagli aspetti pratici relativi all’iscrizione a scuola, all’inserimento in classe, dalla documentazione del percorso scolastico, spesso frammentato, all’avviamento al lavoro. Chi fa l’iscrizione a scuola? A chi va consegnata la pagella? Come scegliere la classe d’inserimento? È possibile inserire l’alunno in una classe inferiore di un anno a quella corrispondente all’età anagrafica? Qual è la didattica che più fa emergere le risorse relazionali di questi alunni? Sono queste alcune delle domande a cui le Linee Guida rispondono.

«Le Linee guida siglate oggi – sottolinea la Ministra Valeria Fedeli – sono il frutto di un impegno preso insieme all’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. Questa firma rappresenta un momento importante: stabiliamo interventi operativi per strutturare percorsi didattici ed educativi che mirino al pieno sviluppo di ogni giovane, al di là della sua storia personale, delle condizione economiche della sua famiglia, della sua provenienza geografica. Il nostro sistema di istruzione e formazione è un sistema che accoglie, include, non lascia indietro nessuno, ponendo le basi di società di eguali diritti e pari opportunità, in cui i valori fondanti della nostra Costituzione – e faccio riferimento in particolare all’articolo 3 – non rimangono enunciazioni di principio, ma trovano concreta attuazione nella vita delle cittadine e dei cittadini. Il modello inclusivo che la nostra scuola porta avanti con successo, contiene una sfida e una scommessa sul piano educativo: la presenza di giovani provenienti da contesti sociali complessi rappresenta certo un nodo educativo da trattare nella maniera più corretta possibile da parte della comunità educante, ma può essere – è – un’opportunità e un’occasione di cambiamento per tutta la scuola e per tutta la società, se queste sono ben attrezzate».

Per la Garante Filomena Albano si tratta di un altro passo nell’impegno per i minori fuori famiglia, dopo la Conferenza Nazionale dei Care Leavers Network dello scorso luglio e la pubblicazione “La tutela dei minorenni in comunità”. «Sono numerosi e diversificati gli ostacoli che rendono difficile alle ragazze e ai ragazzi allontanati dalla propria famiglia di origine il poter realizzare il proprio percorso di istruzione e formazione. Queste Linee guida possono contribuire a superarne alcuni, offrendo al personale scolastico elementi di conoscenza generali sul funzionamento del sistema di tutela dei minorenni e fornendo utili indicazioni per semplificare, rendere possibili e strettamente aderenti alle necessità individuali, le attività connesse alle varie fasi del percorso scolastico. La speranza è quella di ridurre il più possibile, se non proprio di eliminare, quegli elementi discriminatori che contribuiscono ad aggravare una situazione di per sé complessa e confidando nello spirito di resilienza e consapevolezza che i bambini e i ragazzi dimostrano di avere», ha spiegato la Garante Albano.

«È una giornata bella, sono molto contenta», confida la Garante: «queste linee guida hanno anche una genesi personale, perché anche io sono mamma di un’allieva “speciale”, nata in un’altra parte del mondo e prima del suo inserimento a scuola ho studiato per un anno, ho approfondito la letteratura scientifica, ho parlato a lungo con gli insegnanti e in quel momento – ormai lontano negli anni – ho pensato ai tanti ragazzi fragili che non avevano la fortuna di un accompagnamento da parte della loro famiglia». Il lavoro di rete ha coinvolto non solo associazioni ma anche ordini professionali, alcune amministrazioni e l’ascolto di tanti ragazzi per avere una panoramica degli ostacoli che incontrano: «ci hanno invitato ad esempio ad evitare ove possibile che l’allontanamento dalla famiglia sia anche uno sradicamento dai luoghi, in particolare dalla scuola di riferimento, aggiungendo trauma a trauma. Oppure ed evitare che l’allontanamenti avvenga nell’orario scolastico o all’uscita dalla scuola», racconta la Garante. La dettagliata parte sulla governance, apparentemente fredda, è in realtà importante perché «chi fa cosa non è mai semplice, questi ragazzi vivono spesso situazioni complesse, per i non addetti ai lavori non è scontato confrontarsi con tante figure differenti». E il classico tema sulla mamma o sulla tua famiglia, che tanto spesso rischia di mettere in imbarazzo questi ragazzi? Forse delle Linee guida non possono entrare così nella quotidianità di un’aula, però «questo lavoro è certamente un punto di partenza, non di arrivo. Il solo diffondere a tutte le scuole queste linee guida significa rappresentare agli insegnanti una realtà, fare accendere una lampadina che poi genererà altre cose».

FONTE: http://www.vita.it/