10mila euro a ogni famiglia che accoglie, per salvare le adozioni

Venti enti autorizzati hanno fatto un appello alla politica, denunciando il rischio di implosione del sistema e di fallimenti a catena degli enti, che hanno 3.300 coppie in carico. Un intervento di emergenza? «Dare a ogni famiglia che adotta un contributo di 10mila euro, nella direzione della gratuità delle adozioni»

Un contributo di 10mila euro per ogni famiglia che adotta, come riconoscimento dell’importanza dell’accoglienza di un minore abbandonato e della genitorialità, in un paese come l’Italia che è in pieno inverno demografico. Un contributo che sia un segno, nella direzione della gratuità dell’adozione internazionale. È questo che venti enti autorizzati hanno chiesto oggi al Parlamento che verrà, per salvare e poi rilanciare le adozioni internazionali. «Le Adozioni Internazionali sono un bene per tutti e stanno soffrendo da tempo. Si deve recuperare attenzione e cura delle adozioni internazionali, il cui futuro ci sta a cuore perché ci sta a cuore il destino di migliaia di coppie italiane e soprattutto di migliaia di bambini che nel mondo attendono una famiglia», ha detto Pietro Ardizzi, che insieme ad Antonio Crinò ha condotto la conferenza come portavoce degli enti: «non vogliamo solo porre il tema ma formulare delle proposte, che ci auguriamo diventino il contenuto operativo dell’azione di governo futura».

L’incontro è promosso da A.M.I. – A.MO – Associazione IL CONVENTINO – Fondazione AVSI – I FIORI SEMPLICI – IN CAMMINO PER LA FAMIGLIA – INTERNATIONAL ADOPTION – ISTITUTO LA CASA – LA MALOCA – MEHALA – N.A.D.I.A. – SJAMO – CIFA – AMICI TRENTINI – A.F.N. – C.I.A.I. – Ai.Bi. – BAMBARCO – N.A.A.A. – N.O.V.A, presente anche l’ARAI, l’unico ente pubblico italiano.

Il quadro dei numeri delle adozioni internazionali in Italia è noto, le difficoltà della Commissione Adozioni Internazionali pure: «con un motore inceppato i risultati non potevano che essere quelli che abbiamo sotto gli occhi», hanno detto i portavoce degli enti. Le coppie che hanno scelto di conferire mandato sulle adozioni internazionali sono passate da poco meno di 3mila nel 2011 a circa mille del 2017 (stima), con un -60% analogo agli ingressi dei bambini. Meno noto è il dato che vede la durata delle procedure balzare sostanzialmente da due a tre anni fra il 2011 e il 2017, con un +44%. Meno ancora la fotografia degli enti autorizzati, scesi da 65 a 62 fra il 2011 e il 2017 (-4,6%) e soprattutto passati da 215 a 184 sedi sul territorio nazionale (-14,4%). In carico agli enti a fine 2017 ci sono oltre 3.300 coppie. «È evidente che è un sistema sull’orlo dell’implosione», ha detto Crinò. «Dobbiamo evitare che ciò avvenga perché le 3.300 coppie rischiano altrimenti di restare senza nessuno che segua il loro percorso. Bisogna evitare il collasso, con interventi di emergenza: una volta salvato il paziente poi si potrà riabilitarlo e attuare interventi di sviluppo. Certamente il sistema va rivisto sugli attuali numeri, anche rispetto al numeri degli enti, ma se non si fa nulla ci aspetta una situazione di fallimenti a catena degli enti, con migliaia di coppie senza assistenza». Alcuni di questi interventi di emergenza sono stati avviati, con la nuova CAI: «le verifiche sugli enti, il fascicolo adozione trasparente, il completamento dei rimborsi fino al 2011, la ripresa dei tavoli paesi e delle riunioni della CAI, il ripristino della linea CAI».

La richiesta di impegno alla politica, sull’emergenza, riguarda invece «certezze per i rimborsi delle spese adottive sostenute dopo il 2011 e una impegno nella direzione della gratuità, con l’equiparazione della genitorialità adottiva a tutte le altre forme di genitorialità, con un contributo di 10mila euro ad ogni famiglia adottiva». Non si tratta di un bonus o di una regalia elettorale: che adottare sia davvero ‘un bene per tutti’ lo confermano anche i dati economici. I conti che gli enti hanno fatto sono questi: «facendo riferimento alle stime di Federconsumatori, una famiglia con reddito medio netto di 34.000 euro per portare un figlio adottato dai 6 anni (età media dei minori adottati) alla maggiore età investe di tasca propria 119.700 euro. Se il bonus adozione divenisse realtà, 1.500 adozioni costerebbero allo Stato 15 milioni di euro, ma porterebbero maggiori investimenti da parte delle famiglie adottive per 179 milioni di euro, con un saldo positivo di 169 milioni di euro per il Paese. Se si arrivasse alla gratuità dell’adozione, 2mila adozioni (immaginiamo che le adozioni crescerebbero) costerebbero allo Stato 50 milioni di euro stimando un costo medio per adozione di 25mila euro, ma porterebbero a investimenti delle famiglie adottive per 239 milioni di euro, quindi con un saldo di 189 milioni di euro. L’adozione internazionale, dunque, è un ottimo investimento anche per la cassa pubblica».

Una volta salvate le adozioni, il loro sviluppo dovrà prendere atto che il mondo delle adozioni è cambiato, ad esempio prendendo in considerazione altre forme innovative di accoglienza come la kafala, le vacanze preadottive, l’affido internazionale e stendendo i protocolli regionali operativi già previsti dalla legge 476/98 ma di cui oltre 50% regioni è sprovvista, per dare un minimo comune denominatore uguale dalla Valle d’Aosta alla Sicilia.

Per Claudia Fiaschi, Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, «c’è bisogno di ricostituire un clima di fiducia nei confronti delle adozioni e nel valore che questa forma di genitorialità comporta. Sostenere l’adozione internazionale significa anche mettere in campo iniziative strutturali di contrasto alla denatalità: è un tema che sottolineiamo fortemente nella nostra lettera aperta indirizzata ai candidati alle prossime elezioni politiche del 4 marzo». Silvia Stilli, portavoce di AOI – Associazione Ong italiane, ha ricordato che «il dibattito sulle adozioni internazionali è stato ampiamente richiamato nel corso della Conferenza Nazionale della Cooperazione allo sviluppo che si è svolta lo scorso mese ed è giusto che il tema sia considerato nell’ambito del Consiglio Nazionale della Cooperazione allo Sviluppo. È positivo che gli enti autorizzati all’adozione pongano all’attenzione questo tema, che non può prescindere da un forte impegno della politica».

Fonte: http://www.vita.it/